Enrico Brizzi,
Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile,
Milano, Baldini e Castoldi, 1999

di Patrizia Arquint

     Il giovane Oscar Firmian, specialista nell'intervistare personaggi che non rilasciano interviste, ed il giovane Gabrio Spichisi, suo amico e agente, si mettono sulle tracce del mitico Evander Deltoid, rockstar, sparito di circolazione e - si crede - suicida. In caso di successo, i due riceveranno dal committente (il giovane mitico editore Claudio Colombo) quattrini bastanti a campare di rendita per il resto dei loro giorni (tutto il romanzo è percorso da una lancinante aspirazione al baby-pensionamento).

     Perciò, tirate sul rock (che possono interessare o meno) e, col catalizzatore della numerosa rappresentanza di scrittori, editori etc. presenti in scena, esternazioni del Brizzi - benché fatte dire a qualche personaggio - su questioni di bottega (delle quali, in questa sede, proprio non ci sarebbe interessato).

     La narrativa italiana contemporanea è allietata da un gruppetto di giovani che di sicuro erano bravissimi a fare i temi a scuola. Di questi, Brizzi non è il peggio, ma ancora sbaglia troppo.