Andrea Camilleri,
La forma dell'acqua,
Palermo, Sellerio, 1994

Andrea Camilleri,
Il cane di terracotta,
Palermo, Sellerio, 1996

Andrea Camilleri,
Il ladro di merendine,
Palermo, Sellerio, 1996

Andrea Camilleri,
La voce del violino,
Palermo, Sellerio, 1997

di Patrizia Arquint


     È tornato il dottor Montalbano, commissario di PS in quella cittadina siciliana, Vigàta in provincia di Montelusa, che Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1926) s'è inventato per ambientarci le sue storie. Anche Montelusa è un luogo di fantasia, pur avendo in comune con Agrigento l'antico nome arabo, Kerkent, ed altre cose.

     Eravamo in pensiero, a dire il vero, perché, dopo tre romanzi che ci erano piaciuti molto, avevamo lasciato il commissario Montalbano in procinto di diventare padre (adottivo) e di convolare a nozze con quella Livia che, amatissima ma residente dalle parti di Genova, aveva fin qui fornito al protagonista un'armonica composizione fra esigenze della virilità, della monogamia e del mestiere. Insomma, da che mondo è mondo, dopo la formula "e vissero felici e contenti" le storie finiscono, e avevamo temuto di non sapere piú niente del commissario Montalbano. È dunque con gran felicità che vi partecipiamo l'uscita della quarta inchiesta.

     Gli scrittori siciliani ci hanno abituati da un pezzo, almeno dai Verga e Pirandello letti a scuola, a gustare prose animate, in trasparenza, dal dialetto. Siamo maturi per nuove esperienze, ed ecco l'inizio della Forma dell'acqua: "Lume d'alba non filtrava nel cortiglio della "Splendor", la società che aveva in appalto la nettezza urbana di Vigàta, una nuvolaglia bassa e densa cummigliava completamente il cielo come se fosse stato tirato un telone grigio da cornicione a cornicione, foglia non si cataminava, il vento di scirocco tardava ad arrisbigliarsi dal suo sonno piombigno, già si faticava a scangiare parola". Garantiamo (abbiamo fatto esperimenti con delle cavie) che si diventa subito capaci di tradurre cummigliare 'coprire', cataminarsi 'muoversi', scangiare 'scambiare' etc., e di godersi gli esperimenti polifonici di Camilleri: vedasi il dialetto allo stato puro della domestica del commissario ("E po' chista casa diventò un purcile! Vossia 'un voli ca lavo 'n terra, 'un voli ca lavo i robbi! Havi cinco jorna ca si teni la stissa cammisa e li stessi mutanni! Vossia fete!"); quindi il poliziotto milanese che misteriosamente dichiara "On sit voeuij", la domestica di nazionalità ignota che risponde al telefono "Ghi è tu ghe palla?", etc. D'altronde, fra le letture gradite al commissario Montalbano (e si suppone non sgradite a Camilleri), ci sono Sciascia, certo, Bufalino e Consolo, Fleming e Manuel Vázques Montalbán (con tanto di quasi-omonimia), ed anche il poeta dialettale milanese Delio Tessa. È un indizio. Sul fatto poi che il commissario Montalbano ami anche, rapinosamente, la buona tavola, confessiamo di non aver ancora del tutto penetrato il nesso tra romanzi gialli e arte della cucina. Abbiamo notato che al commissario Montalbano le idee folgoranti vengono sempre mentre è al gabinetto. È un indizio?

     La forma dell'acqua è, a rigore, la storia di un'indagine senza delitto. C'è un morto, ma sicuramente per cause naturali: ciononostante, come le regole del giallo richiedono, delle modalità di quella morte si dovrà dubitare, e dovrà comparire qualcuno in odore di colpevolezza: stavolta la nuora svedese di un notabile locale, bionda, bella, sorridente, e generosa anche nel senso meno salace del termine. Ciò suona foriero di drammi? Suonerebbe, se nella Sicilia di Camilleri il lettore venisse intrattenuto col solito armamentario di donne nerovestite, coppole, gelosia e lupare: no, qui donne moderne, mariti moderni, e armi automatiche, come in tutti i paesi civili.

   Nel Cane di terracotta s'intrecciano tre casi: un supermercato svaligiato, un esimio mafioso in via di pensionamento, e due cadaveri incartapecoriti accuratamente composti in una grotta e vegliati da una statua di cane. Con l'aumento di spessore (anche nel senso di numero di pagine) e qualche complicanza nozionistica, la narrazione perde un po' di agilità e a momenti il ritmo cala; arriva la fidanzata in visita e c'è una divagazione turistica che rischia di far esclamare "Che camurría 'sta fímmina!" (a questo punto il lettore è in grado di comporre semplici frasi in siciliano). Ma sono momenti. Camilleri è regista oltre che scrittore e certe scene ce le fa vedere per iscritto come al cinema: per esempio qui la cattura del capo mafioso. Suona drammatico? A dire il vero è un pezzo comico, comunque più avanti c'è anche una sparatoria vera, esemplare.
   In quanto ai due assassinati della grotta, il tempo intercorso dal fatto - un mezzo secolo - avrebbe estinto il reato e verosimilmente anche il reo. Ma può mai rinunciare a seguire una pista, il commissario Montalbano? C'è un tema su cui Camilleri, come su quello della donna solare, si esercita volentieri: i vecchi. E qui ce ne squaderna un campionario intero, di indomiti ottuagenari.

     Il ladro di merendine esordisce con due omicidi: un commerciante in pensione accoltellato in un ascensore e un tunisino mitragliato su un peschereccio, in alto mare. Due casi tanto difformi avranno qualcosa a che fare? Sì e no. Ci sarebbe anche un terzo fatto delittuoso, un bambino che rapina la merenda ai coetanei: tale pericolo pubblico, però, non stimola nemmeno un segugio nato come il commissario Montalbano. Se non che... Con l'entrata in scena del bambino, è fatale che si scivoli un po' nel patetico. Pazienza, non abbiamo niente in contrario ai buoni sentimenti. Però, per un'ideale antologia di Camilleri, scegliamo, di questo libro, l'avvio dell'inchiesta sul morto nell'ascensore, con gli interrogatori dei condòmini e la ricostruzione dei movimenti dell'ascensore (sì, perché l'ascensore, cadavere incluso, ha continuato ad andare su e giù).

     Nella Voce del violino, ecco un'altra di quelle donne bionde, belle e cordiali che Camilleri ritrae con tanta partecipazione. Questa però, poveretta, non facciamo neanche in tempo a conoscerla da viva. Delitto passionale o furto? E il commissario Montalbano, poi, si sposa o no? Sui fatti personali non riferiamo niente, non siamo pettegoli. Per il resto, c'è un nuovo questore che non apprezza il commissario Montalbano e gli toglie subito l'indagine. La polizia ammazza uno per sbaglio. Viene confezionata una verità presentabile, che coinvolge altri innocenti. Meno male che il commissario Montalbano ha capito come stanno le cose, e lui non è uomo da permettere ingiustizie. C'è il fatto, però, che come sono andate le cose lo sa, e ne ha le prove, anche la mafia. Questo il tema. Svolgimento impeccabile.