Patrizia Carrano,
Campo di prova,
Milano, Rizzoli, 2002

di Patrizia Arquint

     Questo libro consta di sei racconti lunghi, popolati di cavalli, di persone cattive ("il professor Bertelli non amava i bambini e non s'interessava ai cavalli") e di persone buone (e talora anche tre volte buone, diremmo noi), le quali s'interessano ai cavalli. Il tutto viene raccontato con tono assai patetico e profusione di termini tecnici ("era un baio ciliegio, appena rossiccio, con una balzana bianca all'anteriore sinistro, molto insanguato, di robusto telaio, con un grandissimo passaggio di cinghie").

     In fondo al volume c'è un glossario, il quale, come ogni glossario, è ora ridondante (baio e balzana ci sono anche sullo Zingarelli), ora carente (cos'è un rimboccone?), ora enigmatico ("rima d’obbligo: condizionamento dell'ampiezza della falcata di galoppo del cavallo").

     A proposito di certe crudezze (non il professor Bertelli, peggio) dalle quali l'autrice scrive in una nota finale che alcuni suoi amici sarebbero stati turbati, si tenga presente che l'autrice non inventa niente, anzi.