Lindsey Davis,
La venere di rame,
Milano, Tropea, 2001

di Patrizia Arquint


     Un ricchissimo parvenu intende sposare un'ancor giovane vedova i cui tre precedenti mariti sono morti in circostanze strane, lasciandola erede di tre consistenti patrimonî. I parenti (e soci) del nuovo ricco assoldano un investigatore privato per sabotare le nozze, ma nel giro di poche ore il promesso sposo viene assassinato. Insomma, una delle solite storie col private eye satirico e squattrinato, la città corrotta, le donne fatali etc. La trovata consiste nell'aver trasportato tutto l'armamentario nell'antica Roma, ai tempi di Vespasiano, e nello sfruttare le opportunità di battutine e strizzatine d'occhio offerte dall'originale ambientazione: vedere per esempio quelle attinenti a un cuoco gallico (e ognun sa che la Gallia è la Francia). In originale (cioè nel Regno Unito), le avventure dell'investigatore Marco Didio Falco sono già una quindicina. Questa è la prima a essere tradotta in italiano ed è un libro divertente, nonostante qualche perdita di ritmo.