Carlo Dionisotti,
Boiardo e altri studi cavallereschi,
a cura di Giuseppe Anceschi e Antonia Tissoni Benvenuti,
Novara, Interlinea, 2003

di Patrizia Arquint

     La collana di Studi Boiardeschi edita dal Centro Studi Matteo Maria Boiardo di Scandiano parte sotto buoni auspici, con una raccolta di articoli di Carlo Dionisotti, il grande italianista scomparso nel 1998, per i quali, fra tutti gli aggettivi applicabili ai lavori fatti bene ("memorabili", "magistrali", "classici", etc.) il più giusto, benché più dimesso di tono, ci sembra "istruttivi".

     La letteratura cavalleresca fu, tra il XIV e il XVI secolo, tanto avidamente amata dal pubblico e tanto esplosivamente diffusa, tradotta, trasformata e aumentata dagli autori, che post factum, in sede di critica, stabilire datazioni, attribuzioni e relazioni genetiche delle opere avrebbe richiesto intelligenza, sangue freddo e - senza scorciatoie - una grande conoscenza della materia.

     Dionisotti, che aveva i requisiti giusti nonché una propizia collocazione strategica (insegnava a Londra e quindi poteva usufruire della poderosa collezione di cinquecentine del British Museum) dedicò all'argomento i saggi che vengono ora raccolti in questo libro: gli Appunti su antichi testi, primo (1943) e secondo (1964), i due articoli sui Cinque Canti (1960 e 1961), la nota sul Falconetto (1965), gli Appunti su cantari e romanzi (1989) e le due hits "Entrée d'Espagne", "Spagna" e "Rotta di Roncisvalle" (1959) e Fortuna e sfortuna del Boiardo nel Cinquecento (1970, qui intitolato, per correzione d'autore, Fortuna del Boiardo nel Cinquecento), e infine un saluto pronunciato dall'autore al convegno boiardesco tenutosi nel 1994 a Scandiano, Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

     Questi saggi messi assieme rappresentano, in non molte pagine (231 delle quali 185 di Dionisotti), come dice la premessa del volume, "una preziosa storia della letteratura cavalleresca", ma anche, per lacerti ma altrettanto preziosamente e - come si diceva prima - istruttivamente, una storia della critica di tale letteratura, e hanno anche altri pregi cui ora si farà cenno; perciò l’operazione di ristamparli è, più che commemorativa, pertinente alla materiale necessità di avere strumenti efficienti: in questo caso una bella e comoda edizione, curata da persone di fiducia (Giuseppe Anceschi e Antonia Tissoni Benvenuti, con la collaborazione di Anna Carlotta Dionisotti), di testi indispensabili sia agli apprendisti che agli anziani del mestiere.

     Se infatti il valore strettamente informativo di questi saggi non è stato obliterato dal tempo e dal progresso degli studî, tanto meno ne risulta intaccato tutto ciò che è metodo e stile: l'attenzione al dato storico, la proprietà d'uso dello strumento logico, il ricorso a una prosa bella e comprensibile. Tutte cose - erudizione, rigore, chiarezza - già note e celebrate come valori da perseguire ma delle quali una messa in opera tanto felice quanto la si vede in questi saggi si raccomanda alla riflessione, anche reiterata: come, per la fortuna del Boiardo, Dionisotti consigliava in un esordio memorabile (e infatti si è imposto alla citazione - vedo - di ambedue i curatori nelle pagine che chiudono il volume): "Se la storia fosse maestra della vita, ci sarebbero buoni motivi perché la breve e squallida storia della fortuna del Boiardo, dal Quattrocento all'età nostra, fosse prescritta alla meditazione di ogni italianista in erba, e periodicamente riproposta, come gli esercizî spirituali della Compagnia di Gesù, a ogni membro della confraternita degli italianisti...".