Nadia Fusini,
Lo specchio di Elisabetta,
Milano, Mondadori, 2001

di Patrizia Arquint

     Siamo nel 1602. La giornata terrena di Elisabetta d’Inghilterra, dopo quarantaquattro anni di regno affrontati con un inimitabile mix di abilità di governo e frivolezza, gusto dei divertimenti e senso dello Stato, volge al tramonto.

     La vecchia regina parla lungamente col suo caro figlioccio John Harington: parla della sua vita, la cui non minore singolarità è stata - cosa strana per una donna e stranissima per un monarca - di non aver voluto sposarsi; parla delle altre persone che nella sua vita hanno contato, a cominciare da suo padre Enrico VIII, e di come molte di queste persone, a cominciare da sua madre Anna Bolena, siano finite sul patibolo.

     Il rischio di romanzi storici con personaggi tanto ingombranti è di diventare, nel caso peggiore, dei bignamini senza il pregio della concisione o, nel caso migliore, degli irrisolti ibridi di romanzo e saggio. Nadia Fusini, però, oltre che doti di studiosa ha anche talento di scrittice e se la cava bene.