Philippa Gregory,
L'amante della regina vergine,
Milano, Sperling & Kupfer, 2006

di Patrizia Arquint

     La regina vergine è ovviamente Elisabetta I d’Inghilterra e l’amante sarebbe Robert Dudley, che di Elisabetta fu un favorito. Nella nota finale Philippa Gregory dice che se Elisabetta e Dudley siano stati amanti nel senso più strettamente fisiologico del termine "in questi tempi più permissivi forse possiamo dire che non è tanto importante". Dissentiamo. Importa a molta gente, invece, tanto che Philippa Gregory ci ha scritto sopra uno di quei romanzi storici che – solerti nell'adattare la storia al lettore contemporaneo più che nell'adattare il lettore alla storia – si leggono bene e si vendono meglio. E questo benché il romanzo non sia immune dal famigerato espediente di passare informazioni al lettore facendole dire a personaggi che, secondo un minimo criterio di verosimiglianza, non avrebbero nessun bisogno di passarsele a vicenda ("Lo sai che la Corona si è presa Syderstone. Lo sai che non ci sono soldi. Lo sai che non possiamo"): il che però, a quanto pare, in termini di resa al botteghino non ha mai ammazzato nessuno.