Jacques Le Goff,
Immagini per un Medioevo,
Roma-Bari, Laterza, 2000

di Patrizia Arquint

     Questo non è un manuale di storia dell'arte, ma una personale antologia dello storico Jacques Le Goff, autore di capolavori come La civiltà dell'Occidente medievale o La nascita del Purgatorio.

     Nell'introduzione si espone il taglio dell'opera: massima attenzione, anche se non esclusiva, alle opere di fruizione pubblica (nel Medioevo, infatti, l'opera d'arte era un medium potentissimo). Si dichiara quindi l'intento di presentare le immagini con un minimo di coordinate storiche e geografiche, "affidandole poi alla libertà dello sguardo del lettore".

     Benissimo. Il resto di questa recensione potrebbe limitarsi ad accennare alle opere memorabili che s'incontrano nel libro, note (i re magi di Autun, la marchesa Uta, il libro di Durrow) e meno note (la miniatura del Flatey jarbök, l'arazzo di Baldishol), e anche a rilevare come il commento di Le Goff sia spesso suggestivo. Si potrebbero segnalare alcuni infortunî, magari evitabili, occorsi nel passaggio dall'edizione francese a quella italiana, come per esempio il fatto che, nel testo dell'edizione italiana, i rinvii alle figure siano slittati indietro e - più spesso - avanti un po' a casaccio: a p. 28, per esempio, il rinvio alla riproduzione del Guidoriccio da Fogliano del Palazzo Pubblico di Siena è inserito nel testo quando da cinque righe si è smesso di parlare del Guidoriccio e si parla degli affreschi del Buon governo.

     Il guaio, però, è un altro: il Buon governo, benché se ne parli, non è illustrato. E questo succede molte altre volte, e per opere ben meno divulgate degli affreschi senesi. Dov'è la miniatura del salterio di Bianca di Castiglia di cui si parla a p. 111? E la Vierge dolente di Verneuil-sur-Avre (p. 81)? E il bue scolpito nel campanile della cattedrale di Laon (p. 130)? E la Melusina del capitello della cattedrale di Saint-Dié (p. 132)? E l'interpretazione non buonista della predica agli uccelli di San Francesco nella Cronaca di Matteo Paris (p. 96)? Di tutte queste opere si parla come se ci fosse l'illustrazione, però l'illustrazione non c'è.

     Nel capitolo Gli angeli (p. 88) si confrontano due miniature raffiguranti l'annuncio ai pastori: una viene riprodotta e l'altra solo raccontata, il che ("un albero sul fondo a destra"…) non è sufficiente, neppure se quello che ce la racconta è Le Goff.

     E così via. Il mosaico della conquista di Costantinopoli nel pavimento della basilica di San Giovanni Evangelista a Ravenna (p. 23)? "L'immagine […] esprime, in forme stilizzate impressionanti, le passioni di una società di guerrieri e saccheggiatori": però l'opportunità di farci direttamente impressionare dall'immagine non ci viene data.

   La fibbia di cintura di Mikulcice (p. 39)? "Nell'incisione porta rappresentato un signore prefeudale, con le braccia levate come un orante, con un martello in una mano, con la testa circondata da capelli intrecciati terminanti in una coda di cavallo": e non ce lo fanno vedere, c'è da crepare.

     Tutto questo succede anche nell'edizione francese, di cui anzi quella italiana ripete pari pari il lay-out (questo va detto, perché la furbata di tradurre un libro decurtandone disinvoltamente il corredo iconografico si è già vista).

     Nell'insieme, contro 184 riproduzioni presenti, sono una quarantina le opere che vengono descritte a parole ma che, contrariamente a quanto detto nell'introduzione, non vengono affidate "alla libertà dello sguardo del lettore".

     Siamo delusi, molto delusi.