Carlo Lucarelli,
Carta bianca,
Palermo, Sellerio, 1990

Carlo Lucarelli,
L'estate torbida,
Palermo, Sellerio, 1991

Carlo Lucarelli,
Via delle Oche,
Palermo, Sellerio, 1996

di Patrizia Arquint

     Si dice che gli scrittori italiani non sappiano fare le trame: che pensa che qualcosa di vero ci sia, provi questi tre romanzi.

     Il protagonista è lo stesso, un commissario che, sotto il soprabito chiare, de riguer per gli investigatori dei gialli, indossa la camicia nera. Siamo in una città del Nord, negli ultimi giorni della Repubblica di Salò e il commissario De Luca è appena tornato a lavorare in questura dopo una parentesi nella polizia politica della Brigata Ettore Muti. Carlo Lucarelli, che è uno scrittore giovane (è nato nel 1960, a Parma), s'è documentato su questo periodo per la sua tesi di laurea.

     Il commissario De Luca è un poliziotto: con ciò non si vuol dire semplicemente che fa quel mestiere piuttosto che un altro, né che lo fa bene, nemmeno che lo fa con passione: lo fa piuttosto per istinto, è nato tale e non potrebbe fare altro. Per il resto, non ha niente di speciale: gli capita di avere paura o di avere le vertigini, soffre d'insonnia e ha lo stomaco perennemente in rivolta. (Dunque la lettura delle sue avventure è raccomandabile anche a chi dei personaggi mostruosamente coraggiosi si stufa e di quelli meravigliosamente atletici si domanda perché non vadano a guadagnare meglio, facendo, appunto, gli atleti.)

     Il commissario De Luca non ha ideali né ideologia. Il suo inventore non lo gratifica nemmeno di un nome di battesimo e neanche del sempre pregiato ornamento di una laurea. Infatti, "non sono dottore", "sono un poliziotto" ovvero "sono solo un poliziotto" va dicendo De Luca per tutti e tre i romanzi: ma i tempi sono difficili ed essere solo poliziotti non è possibile. Tanto è vero che De Luca, nel primo episodio brillante commissario, nel terzo è vice-commissario aggiunto e nel frattempo ha rischiato anche altro che la carriera.

     Nel primo romanzo, l'assassinato è un fatuo individuo, un play-boy: si direbbe un delitto a sfondo sessuale. La soluzione del giallo è la più banale che ci sia, si potrebbe dire che la pista giusta viene trovata già dopo pochi minuti dall'inizio delle indagini: però, prima che tutto si sbrogli ci vorrà un po' più di tempo e un po' più di morti. La vittima, infatti, era persona di frequentazioni altolocate e la sua morte smuove molta materia maleodorante. In chiusura, al tradizionale arresto segue una fuga: arresto di un colpevole che non interessa a nessuno perché gli Alleati hanno passato il Po, e fuga del commissario De Luca che deve prendere atto di quel che ha cercato d'ignorare per tutta la storia: che il giro di valzer nella Muti gli ha fruttato un posto distinto nelle liste dei fascisti da fucilare.

     La fuga dell'ex commissario De Luca per le campagne dell'Emilia, ha termine alla prima pagina del secondo romanzo. Però, il giovane partigiano che l'ha riconosciuto è anche lui un poliziotto (poliziotto nel senso che si diceva sopra) e, invece di denunciarlo, si fa aiutare nella soluzione di un brutto caso: un'intera famiglia sterminata, quattro persone più il cane. È appena passata la guerra, quella diciamo esterna e quella diciamo interna: che qualche spia, qualche collaborazionista, siano spariti misteriosamente, è nell'ordine delle cose. È anche nell'ordine delle cose che qualcuno si sia comprato due bei camion nuovi e non si sappia bene con quali soldi. Ma quella famiglia di poveracci? Le indagini prendono subito una piega inquietante: il partigiano Carnera, coraggioso e disinteressato, possibile che anche lui… Anche stavolta l'informazione decisiva passa precocemente sotto gli occhi di De Luca, che non la capisce (felicemente degenere, in questo, da certi colleghi che assumono dati e producono induzioni, o deduzioni che dir si voglia, precisi come juke-box e altrettanto – spesso – seccanti. Pagina finale con manette: per il ricercato De Luca, ovviamente.

     Col terzo romanzo siamo nel '48, a Bologna, e De Luca, benché retrocesso, è di nuovo nella polizia, alla Buoncostume. Stavolta si tratta di un morto in una casa di tolleranza, solo apparentemente un suicidio. Giganteggia lo sfondo: prime elezioni dopo il fascismo, attentato a Togliatti e maglia gialla di Bartali. Anche qui si vede che Lucarelli 'ha studiato': ci sono i manifesti elettorali col cosacco e quelli con Garibaldi, il Cinzanino, la miscela Vecchina, i film con Lana Turner e Spencer Tracy, la Madonna pellegrina e un onorevole soprannominato Casa e Chiesa, le cui esequie si stanno per celebrare all'inizio del racconto. Di nuovo l'indizio importante circola misconosciuto per quali tutta la storia: alla fine, comunque, si arrima ad un pluri-omicida confesso che dichiara, fondatamente, "Sarò fuori in sei mesi", e De Luca ricompare in camicia nera, sul giornale, sotto il titolo "Funzionario di polizia sfuggito all'epurazione".

     Tre casi risolti, ma non è il caso di parlare di successi. Oltre all'opinione secondo cui gli scrittori italiani sono inetti alle trame, c'è quella, autorevole, dell'impossibilità ambientale di un giallo italiano: di un giallo rassicurante, con castighi in qualche modo proporzionali ai delitti, forse sì. Il motivo per cui le tre scabrose inchieste del commissario De Luca vanno avanti, in tre scenari fra l'uno e l'altro dei quali dovrebbe esser cambiato tutto, è lo stesso: perché vengono strumentalizzate. E se nel primo caso si tratta di regolamenti di conti in una gerarchia in via di trasloco, nel secondo i contrasti, fra rivoluzione e normalizzazione, sono nell'interno del CNL. Nel terzo, insieme con la democrazia, s'è inaugurata la lotta fra il partito cattolico e il partito comunista.

     "In giro io vedo sempre la stessa gente di prima" dice il partigiano Carnera nel secondo romanzo. Al lettore torna in mente, del primo romanzo, quell'ufficiale italiano delle SS (dicesi SS) che, pochi attimo prima del "si salvi chi può", sparisce: "è passato con i partigiani", veniamo informati. Nel terzo romanzo c'è uno che "dopo la guerra lo volevano fucilare ma lui si è salvato consegnandosi agli Alleati. Nel '45 si è preso dodici anni, commutati a sei in appello e poi amnistiato".

Carlo Lucarelli ha compiuto la trilogia senza mostrare stanchezza, anzi affinando i suoi mezzi. Ci racconterà prima o poi cos'è successo dopo che Bartali vinse il giro di Francia?