Salvatore Mannuzzu,
Il catalogo,
Torino, Einaudi, 2000

di Patrizia Arquint

     Già nella trama di Procedura, il suo primo romanzo (e forse il migliore), Mannuzzu disse di aver scoperto post factum un calco del mito di Don Giovanni. Il tema della seduzione (manipolazione, menzogna, deformità morale: Mannuzzu è stato magistrato) sarebbe poi stato ricorrente, più o meno in evidenza, nei romanzi successivi. In questo, sotto titolo mozartiano, il protagonista è un seduttore compulsivo che recluta le sue vittime, anzi le sue complici, come conduttore di un melenso programma radiofonico e non ha niente del titanismo dei suoi predecessori. Il tutto è raccontato da un piccolo individuo che il seduttore s'è arruolato come spalla e che non ha niente dell'empia vivacità di Leporello. Anche la fine di Don Giovanni è a sorpresa.

     Atmosfera di generale decadimento: edifici fatiscenti, e così i corpi e le coscienze. Mannuzzo si conferma bravo osservatore delle infinite facce dell'umana sgradevolezza.