Alessandra Montrucchio,
Macchie rosse,
Venezia, Marsilio, 2001

di Patrizia Arquint

     Un gruppo di ragazzi e ragazze, ventenni o poco meno, si ritrova come tutti gli anni nel solito luogo di villeggiatura, e da principio tutto sembra essere tale e quale come in tutte le altre estati (e anche per il lettore, purtroppo, tutto sembra essere tale e quale come in tutti gli altri prodotti similari): amori, genitori, rivalità fra i maschi e livori tra le femmine. Anche le più recenti entries del catalogo del manierismo giovanile - accoppiamenti, bevute e canne - si schierano disciplinatamente nel prevedibile. Poi ovviamente succedono delle cose.

     Alessandra Montrucchio ce la mette tutta, fa esperimenti stilistici etc., ma il romanzo non si sottrae a quella dura legge secondo cui le memorie di adolescenza, benché importantissime per i diretti interessati, non necessariamente lo sono altrettanto per il resto del mondo. Che poi gli anni passino, e i bimbi crescano e le mamme invecchino, a malapena si potrebbe considerare un colpo di scena.