Iain Pears,
L'affare Raffaello,
Milano, Longanesi, 2000

di Patrizia Arquint

     Arriva in Italia la prima delle avventure del generale Bottardo, capo del nucleo investigativo di polizia per la tutela del patrimonio artistico, della sua giovane collaboratrice Flavia e dell'inglese Jonathan Argyll, storico dell'arte. Argyll ritiene che sotto un mediocre dipinto secentesco conservato in una chiesa di Roma ci sia un Raffaello.

     Tanto per incominciare, si scopre che il parroco ha clandestinamente venduto il quadro per finanziare le sue opere di beneficienza. Questo però è niente: il sottostante dipinto (perché effettivamente c'è un dipinto sottostante) viene, in rapida successione, riportato alla luce dal mercante che l'ha comprato, attribuito a Raffaello dalla critica unanime, acquistato dallo stato italiano per una barca di miliardi e dato alle fiamme ad opera di ignoti. Non migliora le cose il fatto che, nel frattempo, Argyll si sia convinto di aver sbagliato, e che l'opera distrutta fosse un falso.

     Pears, che è storico dell'arte in proprio, conosce la materia e conosce l'ambiente della ricerca, psicopatologia inclusa.