Andrea G. Pinketts,
Il dente del pregiudizio,
Milano, Mondadori, 2001

di Patrizia Arquint

     Questo libro consta di dodici storielle incastonate in una storiella-cornice in cui si narra come l'autore, avendo mal di denti, intraprenda una serie di sedute dal dentista. Per quanto riguarda la cornice, poteva trattarsi, invece che del dentista, anche del cardiologo o del pedicure (bastava cambiare la battutina del titolo), tanto la cornice non c'entra niente con le storielle né - peraltro - le storielle c'entrano niente l'una con l'altra. Le storielle, poi, sono il solito materiale che il Pinketts sa produrre in quantità (il solarium dove resuscitano le mummie, l'isola-topo, le sorelle cannibali…), con spreco di trovate, trovatine, effettini, effettacci, battute e soprattutto battutine, originali o meno ("eravamo fidanzati, lei con uno, io con un'altra", "i vicoli ciechi sono spesso anche muti", "Leopoldine era alta ma non altera"). Il libro è di 141 pagine in formato piccolo e ciononostante ci si stufa prima di arrivare in fondo.