Giorgio Ruffolo,
Cuori e denari.
Dodici grandi economisti raccontati a un profano
,
Torino, Einaudi, 1999

di Patrizia Arquint

     Poteva sembrare, dal titolo e soprattutto a leggere certe recensioni, che in questo libro si trovasse più che altro che la moglie di Pareto scappò col cuoco, che Marx ebbe un figlio dalla domestica e che John Stuart Mill aveva un'affettuosa amicizia con la signora Taylor. Fortunatamente, il libro contiene anche altro: dodici profili di economisti illustri, con notizie biografiche non limitate alle sole corna ed un'esposizione facile (e dunque per forza di cose semplificata e parziale) delle loro teorie; il tutto scritto benino, brillantemente soprattutto, con qualche non indispensabile psicologismo.

     Come si dichiara nel sottotitolo e altrove, questo non è un libro da specialisti: l'intento dichiarato è di mostrare che l'economia politica non è, come diceva Carlyle, una scienza senza cuore; il movente reale è che Ruffolo (che di mestiere non fa lo storico del pensiero economico) si è divertito a comporre una serie di medaglioni su personaggi che lo hanno interessato, e tutto sommato ha fatto bene perché da tali divertimento e interesse non resta estraneo il lettore.

     I ritrattati sono, oltre ai già citati, Galiani, Turgot, Smith, Marshall, Wicksell, Veblen, Schumpeter, Sraffa e Keynes.

     Dato il tenore divulgativo dell'opera, non staremo a puntualizzare che, per esempio, chiantuto, in napoletano, non vuol dire 'cantato' (p. 22), bensì 'piantato, solido'; che annus è maschile, dunque non terribile (p. 246) ma terribilis (avremmo poi giurato che non fosse Sozialekonomie (p. 250) ma Sozialökonomie, qualcuno può controllare?). Nemmeno (benché l'inglese, a differenza di napoletano e latino che di certo non servono, vada saputo) si starà a dire che, sempre per esempio, manysideness non equivale a 'multiforme' come sembrerebbe a leggere p. 91 (manysided, semmai); che wrangler non è tanto 'guerriero' (p. 151) quanto 'altercatore' (ovvero 'attaccabrighe'); che la sede della prestigiosa public school britannica non è Eaton (p. 236) bensì Eton. Semmai, trovando scritto breackdown (tre righe sotto manysideness), ci comincia a venire la tentazione di dire che dai torchi di una casa editrice illustre almeno certi errori di ortografia non dovrebbero uscire.

   Benché dunque i redattori dell'Einaudi dormitent, Ruffolo conduce in porto la sua operazione con complessivo successo: niente scoperte e niente interpretazioni originali, ma un uso proficuo e corretto di fonti non solo di seconda mano. In fondo al volume c'è la bibliografia di cui Ruffolo s'è servito, così chi non si fida può andare a controllare e chi vuole approfondire ha un'idea di dove cominciare.

     Si tenga però presente che l'autore di Pareto e le autorità di Losanna, massimo esperto in cose paretiane, è Giovanni Busino, non Burino (p. 331).