Isabella Santacroce,
Fluo. Storie di giovani a Riccione,
Milano, Feltrinelli, 1999

di Patrizia Arquint

     Non c'è trama. A pag. 109, dovendo concludere, l'autrice fa suicidare un tale, ma sia la protagonista che il lettore superano lo choc senza difficoltà. In realtà questo libriccino è una meditazione sul tema, già caro alle nostre zie, del "come mi vesto?", incrociato con l'altro, già caro alle nostre cuginette, del "i miei non mi capiscono". Esempi: "mia madre dice che sembro una puttana. I pantaloncini sono troppo corti, i tacchi troppo alti" etc. "Come dice mia nonna è l'abito che fa il monaco". La rispettiva figlia e nipotina, del resto, ragiona perfettamente uguale. "Moni si è comprata delle ciglia finte che fanno molto Arancia meccanica. Fantastiche, tenere e violente, come lei". "Lui con il cappello gonfio e bianco. Lei appena uscita da una sfilata di Galliano: esotica e stravagante". E così via. "Se passeggi in calze a rete tutti pensano che sei in vendita". Basterebbe non indossare calze a rete, ma ci rendiamo conto che tanta intraprendenza non è alla portata della protagonista.