Steven Sherrill,
Il Minotauro esce a fumarsi una sigaretta,
Roma, Minimum Fax, 2004

di Patrizia Arquint

     Contrariamente a quanto ci avevano detto, il Minotauro, il mostro mezzo uomo e mezzo toro, non è morto cinquemila anni fa, ma vive negli Stati Uniti, fa il cuoco in una bisteccheria e s’intende anche di motori. Nonostante l’ingombro delle corna, qualche difficoltà nella visione frontale ravvicinata e un certo impaccio nell'articolare le parole ("Unngh", "Mmnnh", "Hmmn?"), il Minotauro è stimato dal datore di lavoro, dai colleghi e dal padrone di casa. D’altronde il Minotauro è laborioso e perbene, scrupoloso nella cura della persona e desideroso di vivere come gli altri. Resta però il fatto che il Minotauro, benché educato, pulito e stimato, non è come gli altri.

     Vertendo sul tema del diverso, c'erano tutti i presupposti perché questo romanzo, ad onta della geniale idea di partenza, naufragasse nei luoghi comuni, nella lagna etc., ma Steven Sherrill (Mooresville, North Carolina, 1961) ha, oltre che fantasia, intelligenza e, alla sua prima prova di romanziere, mette a segno un piccolo capolavoro.