Gilbert Sinoué,
La via per Isfahan,
Vicenza, Neri Pozza, 2001

di Patrizia Arquint

     Il tema di questo romanzo sarebbe stato quanto mai accattivante: la straordinaria vita di Abu Ali al-Husayn ibn Sina, meglio noto in Occidente come Avicenna, filosofo e medico persiano dell'XI secolo, dottissimo e avventuroso nonché, dice la leggenda, amante del buon vino e delle belle donne.

     L'Avicenna del romanzo debitamente compie grandi exploits di medico, compone opere gigantesche, consiglia i grandi della Terra, surclassa variamente gli altri sapienti, viene mandato in esilio o nominato ministro o incarcerato, fra grandi amori e grandi bevute. Purtroppo, però, l'Avicenna del romanzo, che curi gli ammalati, scriva, discetti, vada al potere o in galera, beva, ami o faccia il primo della classe, ha sempre l'aria di un eroe da teleromanzo, che interagisce con altri personaggi da teleromanzo, in una sceneggiatura da teleromanzo. Peccato.