Don Thompson,
Lo squalo da 12 milioni di dollari. La bizzarra e sorprendente economia dell’arte contemporanea,
Milano, Mondadori, 2009

di Patrizia Arquint


Siamo tutti gente di mondo e non è che crediamo che in un’opera d’arte, perché essa sia tale, i cavalli debbano necessariamente avere quattro gambe e le ragazze due occhi, per di più alla stessa altezza. Però, quando lo squalo del titolo, l’opera di Damien Hirst consistente in uno squalo tigre conservato sotto formalina (titolo L’impossibilità fisica della morte nella mente di un essere vivente), passa di mano al prezzo di 12 milioni di dollari, siamo stimolati a riflettere, domandandoci non tanto «è arte?» (siamo gente di mondo, s’è detto) quanto «che cosa è l’arte?»  La questione è difficile. Questo libro, che con encomiabile pragmatismo spiega i meccamismi economici del mercato dell’arte contemporanea (l’autore è un economista), è un ottimo punto di partenza per riflettere su che cosa sia l’arte. Nel frattempo si può anche cominciare a riflettere su che cosa sia il denaro, che è un’altra questione difficile e troppo importante per lasciare che ad occuparsene siano solo gli economisti o, diociliberi, i moralisti.