Marco Calvo, Fabio Ciotti, Gino Roncaglia, Marco A. Zela,
Internet '97. Manuale per l'uso della rete,
Roma-Bari
, Laterza, 1997

Nicholas Negroponte,
Essere digitali,
Milano, Sperling & Kupfer, 1995

Bill Gates (con Nathan Myhrvold e Peter Rinearson),
La strada che porta a domani. 1997 edizione aggiornata,
Milano, Mondadori, 1997

di Domenico Balducci

     Negli anni Settanta era successo con la stereofonia e la fotografia reflex. Negli anni Ottanta è toccato al personal computer: come accade spesso per i gadget tecnologici di nuova diffusione, i primi patiti erano attirati non tanto dalle applicazioni pratiche, quanto dall'oggetto in se stesso. Passata la novità, costoro sono stati ampiamente sostituiti da persone che usano il computer per alcune specifiche attività, come scrivere e fare di conto, senza avere particolari competenze tecniche. D'altronde, quanti di quelli che si servono con successo di una lavatrice hanno il diploma di elettrotecnico?

     In questo decennio, smaltita la novità del PC, ecco Internet e, puntualmente, i patiti di Internet, che navigano come ossessi sulla grande Rete senza sapere bene dove andare, sommersi dalle ondate di pagine che si riversano sul loro schermo: ma presto saranno meno numerosi di quelli che accedono alla Rete solo perché ci trovano qualcosa di utile davvero. Anche i patiti del telefonino alla fine hanno smesso di telefonare a destra e a manca al solo scopo di usare l'adorato oggetto e lo tengono acceso solo se ne hanno realmente bisogno (o no?).

     Affrontano questi temi, i computer e Internet, tre libri apparsi o riapparsi di recente nelle librerie.

     Due sono saggi divulgativi, scritti da persone che lavorano all'interno del mondo dell'informatica: Nicholas Negroponte e Bill Gates. Ambedue dicono la loro sulla situazione attuale e soprattutto su quello che accadrà in futuro ai computer e a Internet (e a noi). Il terzo è un manuale pratico per l'uso di Internet.

     Cominciamo dall'ultimo. Di manuali su Internet ce ne sono tanti. Questo ha il pregio di essere aggiornato, completo e soprattutto di essere scritto da italiani e rivolto ad italiani, con il vantaggio di non avere errori di traduzione e di essere scritto per una platea di alfabetizzati e non di semi-idioti come accade spesso per i libri divulgativi americani. Viene proposto un uso della rete né ludico né frivolo: si parla di biblioteche, testi digitali, riviste e giornali elettronici, musei. Tra gli autori, tutti molto giovani, Calvo è il direttore del Progetto Manuzio, biblioteca italiana di testi elettronici in rete: coerentemente, ha voluto che anche il suo libro fosse accessibile on-line (www.laterza.it/internet97) oltre che in libreria (forse è il primo caso in Italia).

     Il libro di Negroponte, scritto in realtà nel 1995, è un cult, tanto che quella riapparsa ora in libreria è la quinta edizione italiana. Nasce da diciotto articoli scritti dall'autore per “Wired” (rivista on-line www.wired.com): questo spiega la scarsa omogeneità del testo, la presenza di ripetizioni e l'alternarsi di capitoli interessanti a capitoli banali.

     Negroponte è un esperto della interazione tra uomo e computer e i capitoli migliori trattano di questo. Il suo suggerimento alla comunità informatica è di cambiare radicalmente approccio e passare dal chiedersi "che cosa potrebbe rendere più facile l'uso del computer da parte delle persone" al chiedersi "che cosa potrebbe rendere più facile a un computer interagire con delle persone". È necessario "realizzare un computer in grado di conoscervi, di apprendere quali sono le vostre necessità, di capite messaggi verbali e non verbali", "come un maggiordomo inglese ben addestrato". "È ora che il computer veda e parli". Alcune applicazioni attuali, in attesa che il computer parli, oda e veda, sono gli agenti intelligenti e l'information push. Sono i temi del momento riguardo a Internet e se ne parla anche negli altri due libri.

     Negli ultimi capitoli Negroponte spinge lo sguardo al futuro ancora più futuro in cui avverrà il trionfo dell’era digitale: "decentramento, globalizzazione, armonizzazione e potenziamento umano". Staremo a vedere. Quello che mi preoccupa è che "più in là nel tempo gli schermi dei computer verranno venduti a litri e dipinti sulle pareti. I CD-ROM saranno commestibili e gli elaboratori paralleli potranno essere applicati come le lozioni abbronzanti. Potremo addirittura vivere nei nostri computer".

     La seconda edizione del libro di Bill Gates, uscito in prima edizione nel 1995, è la testimonianza dell'esplosiva diffusione di Internet. Due anni fa Bill Gates poteva sottovalutarla, oggi nemmeno lui può farlo. Lui, per chi non lo sapesse, è il fondatore della Microsoft (www.microsoft.com), l'uomo più ricco d'America, quello che del boom del PC ha saputo fare una fortuna personale, imponendo il suo sistema operativo, Windows, su tutti (o quasi) i PC del pianeta. Sapere come la pensa vuol dire conoscere le opinioni di una persona le cui scelte hanno determinato e probabilmente continueranno a determinare la fisionomia dei PC per i prossimi anni, se i suoi nemici giurati non riusciranno a sconfiggere le sue strategie e ad imporre le proprie. Internet è proprio il terreno su cui si sta combattendo questo scontro. I suoi nemici si chiamano IBM, SUN, Oracle, Netscape. Il suo complice Intel, il suo alleato dell'ultim'ora HP. Gli altri sono pronti a correre in aiuto del vincitore.

     Bill Gates parla di questi argomenti in maniera molto rassicurante e politically correct. Parla di sé, della sua esperienza professionale e aziendale con modestia e understatement. Tutto è affrontato in maniera ordinata e un po' prolissa, con molto buon senso e senza eccessi, condito del suo dichiarato ottimismo. Nutre anche lui dei timori sull'uso corretto della tecnologia e vi dedica l'ultimo capitolo, ma per ogni problema è convinto che verrà trovata una soluzione, per ogni uso scorretto la possibilità di controllarlo e impedirlo.

     I suoi pallini sono l'istruzione, come investimento per il futuro, e la scienza medica, di cui segue con attenzione gli sviluppi: è ancora giovane, ma evidentemente pensa ai primi acciacchi.