Mario Giordano,
Attenti ai buoni,
Milano, Mondadori, 2003

di Domenico Balducci

     Ragazzi che raccolgono fondi davanti a supermercati e ospedali per le associazioni benefiche Inno alla vita, Uilcap (Unione Italiana Lavoratori Categorie Protette), Handicap Europa e Unic (Unione Nazionale Invalidi Civili). Omaggio simbolico per la donazione: fiori di plastica e penne stilografiche. Fatturato: 2 milioni di euro l'anno. Il 20% va ai ragazzi; un altro 20% ai capi area e il 60% agli organizzatori. Agli handicappati: zero.

     11 settembre 2001. All'indomani della tragedia, parte una gigantesca campagna di raccolta fondi a favore delle vittime. Ottobre 2002. I soldi raccolti sono 2,3 miliardi di dollari (5 mila miliardi di vecchie lire). Di questi, è stato erogato alle vittime meno del 29%. Il resto giace nelle casse degli enti benefici o è stato utilizzato per finanziare le più diverse iniziative, come ricerche dal titolo "Effetti degli attacchi sulle condizioni di salute della donna incinta" (500 mila dollari) o "Come orientarsi nel nuovo paesaggio di Manhattan" (37 mila dollari).

     Un'intera generazione di giovani ha conquistato la propria autonomia dalla generazione dei padri lottando contro la globalizzazione. Alcuni sacerdoti del nuovo credo: Casarini, Agnoletto, Beppe Grillo. Se però si guardano le statistiche, tra il 1980 e il 1998 i paesi ricchi sono cresciuti a un tasso annuo del 2%, quelli poveri "più globalizzati" del 5% e quelli "meno globalizzati" del -1%. Certo, i ricchi sono diventati più ricchi, ma i poveri non sono diventati più poveri: dal 1993 al 1998, grazie all'apertura ai commerci internazionali, i poveri in Cina sono diminuiti dell’8,4% e in India del 7,1%.

     Fao. Sede lussuosa a Roma. 4300 dipendenti e 3600 consulenti. Stipendi d'oro, esentasse, targa diplomatica, fringe benefit vari. Convegni e vertici organizzati senza badare a spese. Dalla sua fondazione non è riuscita a dare alcun contributo alla riduzione della fame nel mondo, ma ha perfettamente soddisfatto quella dei suoi funzionari.

     Ong. Sono nate negli anni Settanta. Attraverso di esse passa il 65% di tutto l’aiuto umanitario mondiale. Quanto arrivi ai beneficiati dopo l'attraversamento è un altro discorso. Togliamo i soldi che rimangono in tasca alle Ong per il loro stesso sostentamento; non pochi, visto che un operatore guadagna da 3 a 10 mila euro al mese e un consulente 400 euro al giorno. Togliamo i soldi per finanziare convegni e studi su "Le tecniche del gioco di ruolo nella sensibilizzazione antirazzista" o "Modelli familiari multietnici a confronto nella realtà marchigiana". Quello che resta è spesso sprecato in progetti mal concepiti e mal realizzati. Come portare 180 bufale dagli Appennini alle Ande via aereo. Il clima è inadatto ai bovini che muoiono uno dopo l'altro. Il progetto di caseifico fallisce miseramente e il latte distribuito a una popolazione non abituata a questo prodotto provoca un'epidemia di diarrea. Centinaia di bambini in ospedale fino alla morte dell'ultima bufala. Oppure un progetto pesca nei pressi di Lima. Ci sono barche, ami e reti. Purtroppo in quella zona non ci sono i pesci.