Janet Gleeson,
Arcanum,
[Milano], Rizzoli, 1998

di Domenico Balducci

     Dopo L'ultimo teorema di Fermat di Simon Shing, recensito nello scorso numero del Bollettino, arriva dall'Inghilterra, sempre per i tipi di Rizzoli, un'altra rievocazione avventurosa di una vicenda scientifica; scienza pura in quel caso, scienza applicata in questo.

     Stavolta si tratta della scoperta in occidente di un segreto già noto da tempo in oriente e gelosamente custodito: il procedimento di fabbricazione della porcellana.

     Non ne troveremo in questo libro la descrizione scientifica, ma in compenso scopriremo che la messa a punto del procedimento non è avvenuta in asettici laboratori, come forse accadrebbe al giorno d'oggi, ma in un malsano sotterraneo di Dresda, a opera di un vanaglorioso alchimista che, imprigionato dal sovrano per le sue promesse di saper produrre l'oro, riuscì ad aver salva la vita scoprendo il segreto per produrre un materiale che allora era tanto prezioso e ambito quanto l'oro.

     È la storia di Johann Frederick Böttger, lo scopritore, della manifattura di Meissen, nata a seguito delle sue scoperte, e dei due artisti la cui opera caratterizzò la grande stagione della produzione di Meissen, Johann Gregor Höroldt, maestro nel decorare le porcellane, e Johann Joachim Kändler, virtuoso scultore.

     La vicenda si snoda nella prima metà del '700; sullo sfondo fughe, tradimenti, spionaggio, genialità e miseria morale.

     Solo una domanda: il libro è privo di illustrazioni perché anche l'originale lo è, o l'editore ha voluto risparmiare?