Dominique Manotti,
Il bicchiere della staffa,
Milano, Tropea, 2003

di Domenico Balducci

     Si comincia il 9 giugno 1989 e si finisce il 10 novembre 1989, all'indomani della caduta del muro di Berlino. Nel mezzo un bel numero di morti, uomini e cavalli.

     Al centro delle vicende, Agathe, Nicholas, Christian e Amélie, quattro compagni di lotte politiche al tempo del sessantotto, ora più o meno sistemati, chi in politica, chi negli affari. Tutti, o quasi, nascondono la loro fragilità sotto una coltre di cinismo o aiutandosi con qualche pista di coca al bisogno.

     A dipanare la matassa, il commissario Daquin, colto, deciso, efficace, sensibile al fascino femminile ma con una decisa preferenza per quello maschile.

     Le indagini lo porteranno nel sottobosco del traffico di droga e della prostituzione ma ben presto saranno evidenti le connessioni col mondo degli affari e della politica.

     Lo stile è secco, stringato, cinematografico, senza divagazioni descrittive, con gli approfondimenti psicologici affidati a brevi e repentini passaggi dalla terza alla prima persona.