Henry Petroski,
Gli errori degli ingegneri,
Bologna, Pendragon, 2004

di Domenico Balducci

     In un articolo del 1977 due ricercatori americani, Sibly e Walker, hanno studiato i più gravi cedimenti strutturali di ponti avvenuti dall’Ottocento - epoca in cui la diffusione della ferrovia ha dato grande impulso a queste costruzioni - fino ai nostri giorni, e hanno rilevato una strana periodicità trentennale in questi eventi: il ponte Dee (Inghilterra) nel 1874, Tay (Scozia) nel 1879, Québec (Canada) nel 1907, Tacoma Narrows (USA) nel 1940 e Milford Haven (Galles) nel 1970.

     Si potrebbe pensare che ogni trenta anni ci sia un completo rinnovamento delle tecniche ingegneristiche, una volontà di sperimentare nuove e ardite soluzioni, e che le catastrofi siano un fatale tributo al progresso. In realtà, nessun ingegnere e costruttore di ponti vuole fare bizzarri esperimenti e correre il rischio di ingenti danni e perdite di vite umane. No, un ingegnere che si rispetti - e i progettisti di quei ponti erano tutti ingegneri rispettabili - cerca sempre di imparare dal passato, di ispirarsi a soluzioni che si sono già mostrate valide, di prendere i propri margini di sicurezza.

     Fatto sta che i ponti, con cadenza trentennale, continuano a cadere. Evidentemente nel corso di quei trenta anni qualcosa succede, qualche convinzione s'insinua nella mente degli ingegneri che li porta a commettere un errore. Perché di errore si tratta, non di fatalità.

     Henry Petroski in questo libro, pubblicato originariamente nel 1994, tratta degli errori di progettazione. La sua non è una mera elencazione di fatti, un Guinness dei disastri. Piuttosto è un tentativo di mettere in evidenza i meccanismi di pensiero che portano a questi fallimenti, in modo che i futuri ingegneri ne siano consapevoli ed evitino di cadere nelle stesse trappole.

     Come anticipato, largo spazio è dato ai ponti, ma l'excursus storico che l'autore compie parte dal fallimento del progetto di Paconio per lo spostamento del piedistallo di Apollo, narrato da Vitruvio, e dalla rottura dell'obelisco del Vaticano, narrata da Galileo, per passare al crollo del condominio di Ronan Point, ad est di Londra, nel 1968, e a quello delle passerelle sospese nell'hotel Kansas City Hyatt Regency del 1981, che costò la vita a oltre cento persone.

     Il crollo delle passerelle dell'hotel Kansas City Hyatt Regency fu dovuto a una modifica apportata in fase di realizzazione. Gli errori più difficili da individuare, però, sono quelli commessi nella fase teorica del progetto. Un errore concettuale di fondo tende a diventare sempre meno evidente via via che la progettazione si sviluppa e può superare indisturbato il vaglio delle raffinate tecniche analitiche e dei programmi di calcolo disponibili. Accade poi che la prima realizzazione pratica del progetto, grazie alla presenza di sovrabbondanti fattori di sicurezza e alle condizioni ambientali favorevoli, non presenta problemi, e continua a non presentarne per decenni, il che viene considerato la riprova conclusiva della bontà del progetto.

     Ma l'errore è sempre in agguato. Quando lo stesso modello viene applicato con fiducia a situazioni diverse, l'effetto dell'errore sull'equilibrio della struttura può diventare determinante e causare il disastro.

     La tesi centrale del libro è che gli insuccessi siano di gran lunga più istruttivi degli insuccessi. Il loro studio dovrebbe far parte del bagaglio formativo istituzionale di tutti gli ingegneri e dovrebbe essere di continuo monito durante la loro vita professionale.