Daniel Picouly,
La tredicesima morte del cavaliere,
Milano, Ponte alle Grazie, 2004

di Domenico Balducci

     Daniel Picouly da bambino si divertiva con i modellini di Danton, Robespierre e Maria Antonietta. S'inventava mille storie in cui la regina era salvata, la Bastiglia conquistata, il re liberato.

     Suo padre, oltre all'amore per i gialli di Chester Himes, gli aveva passato l'ammirazione per il Cavaliere di Saint-George, un personaggio minore di fine settecento, mulatto, celebre maestro di scherma, di guerra e di musica.

     Dalla curiosità infantile per quel periodo storico, Picouly, di padre nero della Martinica e madre bianca, ha tratto in età matura l'ispirazione per questo romanzo e per il precedente, Il ragazzo leopardo, immaginato figlio del Cavaliere di Saint-George e di Maria Antonietta, strumento di un estremo tentativo di salvare la vita alla regina, e testimone, con la sua pelle maculata, della difficoltà a mescolarsi di due razze così diverse.

     Ne La tredicesima morte del cavaliere, ambientato nel 1799, la regina ormai è morta e anche il Cavaliere di Saint-George, superati di qualche anno i cinquanta, vede approssimarsi la propria fine.

     Un male oscuro sta sconquassando la sua carne. Nessuna medicina riesce a domarlo. Ormai il Cavaliere non può che osservarlo prendere possesso delle sue viscere.

     Ma non saranno giorni tranquilli questi ultimi giorni. Non potrà abbandonarsi alla fine occupandosi di quello che solo gli è rimasto nella sua decadenza: l'Accademia Saint-George, una corte dei miracoli in bancarotta permanente dove il Cavaliere istruisce ragazzini nelle nobili arti della scherma, della musica, della recitazione.

     Una donna, Jeanne, giovane e misteriosa, talentuosa allieva spadaccina, sta penetrando nel suo cuore. Proprio ora che la vita ne sta uscendo. Il ricordo di un'altra donna, la Cavaliera d'Eon, torna a visitarlo dal passato. Fino alla fine dovrà vergognarsi di quello che accettò di fare dodici anni prima, macchiandosi di un'onta che rischia di non riuscire più a lavare. E ora qualcuno, in uno scalcinato teatrino, il Teatro dell'Extrême-Ambigu sta mettendo in scena, nella commedia Cavaliere-Cavaliera, proprio quella vicenda che gli ha distrutto l’onore.

     Un uomo mascherato lo insegue e tenta di ucciderlo per impadronirsi di un misterioso scrittoio che gli ha consegnato Beaumarchais sul letto di morte. Anche altri cercheranno di strappargli il segreto che nasconde, e il sangue scorrerà copioso, in un susseguirsi pirotecnico di vicende, che porteranno il Cavaliere di Saint-George fin nella terra di Albione.

     Sono solo queste le cose che lo affannano nei suoi ultimi giorni? C'è anche altro: l'esistenza di un figlio da negare, perchè concepito con chi non può essere nominata, la consapevolezza della propria diversità, l'impossibilità di integrazione con chi ha la pelle di un altro colore, quello giusto. Come gli diceva sua madre Nanon, quando, bambino, tentava di nascondere sotto la cipria il colore della pelle: "È inutile che ti imbianchi la pelle. Un giorno ti accorgerai di essere nero dentro quanto fuori. Ma quel giorno sarà troppo tardi".

     Daniel Picouly ci regala un romanzo d'azione in cui fantasia e storia si mescolano assieme, attraversato dall'inizio alla fine da una vena di nostalgia e malinconia.

     Il Cavaliere di Saint-George incontra la morte dodici volte, e le sopravvive. Solo alla tredicesima, la decisiva, conquista l'oblio.