Marjane Satrapi,
Persepolis. Storia di un'infanzia,
Milano, Sperling & Kupfer, 2003

Marjane Satrapi,
Persepolis 2. Storia di un ritorno,
Milano, Sperling & Kupfer, 2004

di Domenico Balducci

     Marjane Satrapi, nata nel 1969, è un'iraniana non comune: il suo bisnonno materno, Nasreddine Shah, è stato l'ultimo imperatore della dinastia Qadjar. Nel 1925 Nasreddine Shah venne rovesciato da Riza Khan, che assunse il nome di Riza Scià Pahlevi e regnò fino al 1941, anno in cui fu sostituito dal figlio Mohammed Riza Scià. I genitori di Marjane, di fede marxista, le hanno dato un'educazione laica e moderna e, per allontanarla dalla cappa del fondamentalismo, l'hanno mandata, dal 1984 al 1988, a completare gli studi a Vienna.

     Dal 1994 Marjane si è stabilita definitivamente a Parigi, dove ha raggiunto il successo con questo racconto autobiografico, in forma di fumetto, in cui 15 anni di storia del suo paese, dal 1979 al 1994, scorrono dietro le sue vicende di bambina, poi di adolescente e infine di giovane donna. Sono anni intensi per lei ma anche per il suo paese, dalla rivoluzione khomeinista del 1979 agli otto anni di guerra con l'Irak e alle ripercussioni, nel 1991, dell'invasione irakena del Kuwait.

     I racconti della sua vita e, attraverso di lei, dei suoi familiari e della sua cerchia di amici e conoscenti sono rivelatori, per noi occidentali, della complessità della società iraniana, che, almeno negli strati sociali più privilegiati, riesce a mantenere, pur nella pubblica oppressione, uno spazio privato di indipendenza di pensieri e di comportamenti.

     Marjane è una bambina intelligente e dal carattere indomito e la sua adolescenza, come quella delle ragazze occidentali, è segnata da alti e bassi, da crisi e rinascite, tutte narrate con una cifra intima venata di umorismo e tenerezza.

     Lo stile è elementare, quasi naïf. Il tratto è un bianco e nero netto, senza sfumature, con larghe campiture di nero che danno alle tavole un effetto xilografico.

     Molti hanno paragonato Persepolis a Maus di Art Spiegelman. Certo, ambedue narrano vicende personali che sono anche vicende di un popolo, ambedue sono fumetti e per giunta in bianco e nero. Maus, però, con i suoi topi ebrei e gatti nazisti, ha la potenza drammatica del capolavoro, mentre Persepolis, per quanto apprezzabile, non ha lo stesso spessore e la stessa capacità di analisi psicologica e sociologica. È e resta il diario di una ragazzina per bene che ha vissuto in anni difficili, ma, grazie agli interventi protettivi dei genitori, ne è stata toccata in maniera molto superficiale, tanto che le vicende che veramente hanno plasmato la sua personalità sono state le ribellioni giovanili e le delusioni amorose.

     Ma forse è proprio questo che dobbiamo capire. Che, nonostante la presenza di un oscurantismo che vorrebbe essere totalizzante, in realtà in Iran la vita ha ancora dei margini di normalità e, come Marjane è riuscita, nonostante tutto, a diventare grande e libera, così gli Iraniani riusciranno a superare l'intransigenza e riconquistare la moderazione.