Marjane Satrapi,
Pollo alle prugne,
Milano, Sperling & Kupfer, 2005

di Domenico Balducci

     Marjane Satrapi ha raggiunto il successo a metà degli anno 90, con Persepolis, racconto in forma di fumetto di 15 anni di vita, sua e della nazione iraniana. Ora, con Pollo alle prugne, abbandona il genere autobiografico e narra, sempre in forma di fumetto e sempre confermando il suo tratto grafico essenziale e denso, la storia, imbevuta di persianità, di Nasser, suonatore di tar, che perde la voglia di vivere quando il suo personale tar viene distrutto.

     Acclamata in Francia, patria d’elezione dell'autrice, come opera della maturità, anche questa è un'operina lieve, giocata sui chiaroscuri dei sentimenti e ambientata nei circoli della upper class iraniana, progressista e occidentalizzata. Il suo maggiore motivo d’interesse, per noi occidentali, è la possibilità di gettare l'occhio sulle vicende private e le dinamiche familiari di una civiltà che scopriamo più vicina alla nostra di quanto pensassimo.

     Nota di colore locale è la storia dell'angelo della morte e dell'uomo che tenta invano di sfuggirgli. Peccato che anni fa Vecchioni, nella sua Samancanda, ce la avesse già raccontata, rovinandoci la sorpresa.